In breve: un serious game per la sicurezza sul lavoro è un videogioco o una simulazione in cui i lavoratori riconoscono rischi, scelgono il comportamento corretto e ne vedono subito le conseguenze, senza correre pericoli reali. Non sostituisce la formazione obbligatoria prevista dal D.Lgs. 81/2008 e dall’Accordo Stato-Regioni, ma la rende più efficace: aiuta a trasformare le regole in comportamenti, a ripassarle nel tempo e a capire dove le persone sbagliano più spesso.

Perché la formazione sulla sicurezza ha bisogno di pratica

La sicurezza è uno dei temi in cui la distanza tra “sapere” e “fare” pesa di più. Le persone spesso conoscono la regola, ma sotto pressione, per abitudine o per fretta non la applicano. E le situazioni più importanti da allenare, come un principio di incendio, un’evacuazione o un macchinario che si blocca, sono proprio quelle che non si possono provare dal vivo ogni giorno.

I numeri ricordano quanto il tema sia concreto: secondo la Relazione annuale INAIL, nel 2025 in Italia sono state presentate circa 600.000 denunce di infortunio, in aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente.

Cosa prevede la normativa, in sintesi

  • Il D.Lgs. 81/2008 (Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro) obbliga il datore di lavoro ad assicurare a ogni lavoratore una formazione sufficiente e adeguata in materia di sicurezza (articolo 37).
  • Lo stesso decreto distingue tra informazione, formazione e addestramento (articolo 2). L’addestramento riguarda l’apprendimento pratico dell’uso corretto di attrezzature, macchine, sostanze, dispositivi di protezione e procedure di lavoro.
  • Durata, contenuti e modalità dei corsi obbligatori sono definiti dall’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 (Rep. atti n. 59/CSR), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2025 ed entrato in vigore in pari data.

Per questo un serious game va inserito nel piano formativo insieme al responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) e, quando serve, all’ente formatore, per stabilire come si integra con i corsi obbligatori.

Dove un serious game aiuta davvero

  1. Riconoscere i pericoli. Una “caccia al rischio” in un ambiente che riproduce il reparto, il cantiere o il magazzino: il lavoratore deve individuare ciò che non va.
  2. Procedure di emergenza. Evacuazione, principio di incendio, primo soccorso: si provano le scelte giuste, nell’ordine giusto, senza rischi.
  3. Uso corretto dei DPI. Quali dispositivi indossare, quando e come, in base all’attività.
  4. Procedure operative. Sequenze da rispettare con macchine e impianti, come l’arresto in sicurezza prima di una manutenzione.
  5. Segnalazione dei quasi incidenti. Allenare l’abitudine a segnalare situazioni pericolose prima che diventino infortuni.
  6. Inserimento dei nuovi assunti. Far conoscere i rischi specifici della sede fin dai primi giorni, come parte dell’onboarding.
  7. Lavoratori di lingue diverse. Una simulazione in più lingue, con immagini e simboli chiari, supera molte barriere di un’aula tradizionale.

Come progettare un serious game per la sicurezza

  • Partire dal documento di valutazione dei rischi (DVR). Gli scenari devono riprodurre i rischi reali dell’azienda, non esempi generici.
  • Coinvolgere RSPP e preposti. Sono loro a sapere dove le persone sbagliano davvero.
  • Riscontro immediato. Ogni scelta mostra la conseguenza e spiega il perché, senza colpevolizzare.
  • Sessioni brevi. Pochi minuti per scenario, da telefono o tablet, così si può ripassare spesso.
  • Difficoltà progressiva. Prima le situazioni di base, poi quelle più complesse o rare.
  • Linguaggio semplice e più lingue, se la forza lavoro è internazionale.

Un esempio di questo approccio è Grand Hotel Simulator, il serious game per scuole alberghiere del nostro direttore creativo, in cui si fanno pratica sei mestieri con le procedure vere, comprese igiene e allergeni in cucina.

Cosa misurare

Un serious game produce dati utili per chi si occupa di sicurezza:

  • Errori ricorrenti, per scenario e per reparto, che indicano dove intervenire.
  • Tempi di reazione nelle procedure di emergenza.
  • Completamento e ripetizione degli scenari nel tempo.
  • Andamento dei quasi incidenti segnalati dopo l’introduzione della simulazione.

I dati vanno raccolti in forma aggregata, informando i lavoratori e nel rispetto del GDPR: servono a migliorare la prevenzione, non a sanzionare le persone.

I limiti, detti chiaramente

  • Un serious game non sostituisce i corsi obbligatori né l’addestramento pratico su attrezzature e macchine reali.
  • Non tutte le parti della formazione si prestano a una simulazione: alcune richiedono la presenza di un docente o di un addestratore.
  • Funziona solo se è costruito sui rischi reali dell’azienda e aggiornato quando cambiano processi e attrezzature.

Domande frequenti

Un serious game vale come formazione obbligatoria sulla sicurezza?

Da solo no: la formazione obbligatoria segue le regole del D.Lgs. 81/2008 e dell’Accordo Stato-Regioni del 2025. Un serious game può affiancarla, rafforzarla e supportare l’addestramento e i richiami nel tempo. Come inserirlo nel piano formativo va deciso con l’RSPP e, se serve, con l’ente formatore.

Per quali settori è più utile?

Per tutti i contesti con rischi specifici e procedure da rispettare: produzione, logistica e magazzini, edilizia, ristorazione e hotellerie, sanità, grande distribuzione.

Funziona con lavoratori che non giocano ai videogiochi?

Sì, se è progettato per loro: comandi semplici, istruzioni chiare e scenari brevi. Non serve alcuna esperienza con i videogiochi.

Quanto tempo serve per realizzarlo?

Dipende dal numero di scenari e di lingue. Con un metodo di sviluppo accelerato dall’intelligenza artificiale, un primo prototipo su uno scenario può essere pronto in tempi brevi, da provare con un reparto prima di estenderlo.

Fonti

  • Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sintesi di ANCE e di Informazione Fiscale.
  • INAIL, Relazione annuale 2025, sintesi di PuntoSicuro.
  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, testo vigente su Normattiva.

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